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Ticino, presentazione dell’annata vinicola che arriva sul mercato

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Claudio Mésoniat
Da tempo immemore il primo lunedì di settembre coincide in Ticino con la presentazione dell’annata vinicola che arriva sul mercato. Quest’anno l’annata 2016. Ma prima di dirvi qualcosa sui campioni assaggiati ieri, mettiamo subito il nostro considerevole peso (…) nel caldeggiare una richiesta che abbiamo sentito salire quasi coralmente dagli stand dei produttori durante le degustazioni.

L’oggetto è la data del “Viso del vino”, titolo della manifestazione settembrina, adombrato da qualche segno di stanchezza sui volti dei vignaioli costretti a lasciare per un’intera giornata le ultimissime e laboriose fasi preparatorie della vendemmia imminente. Sì, perché – qualcuno l’avrà notato - negli ultimi anni l’inizio della fatidica raccolta e vinificazione dell’uva si è avvicinato all’estate e allontanato dall’autunno come un parto sempre più precoce, tant’è che in vigna quest’anno si stanno già raccogliendo le uve per i bianchi e a giorni si incomincia con le uve da vinificare in rosso.

Quindi: presentazione dell’annata da spostare a novembre. Potrebbe giovarsene, tra l’altro, anche la degustazione, perché lo stato dei nettari in bottiglia, se l’imbottigliamento è troppo recente (o non è ancora avvenuto: in qualche caso le cantine portano agli stand dei campioni spillati ad hoc dalle botti), risulta sempre un po’ alterato, specie nel primo mese, con naso poco espressivo e armonia al palato ancora da ripristinarsi.

E il 2016, dunque? Niente male davvero. Anche quantitativamente le cose sono girate bene. Se ricordate, ci fu qualche choc climatico, con l’alternarsi di mesi troppo piovosi e improvvise calure. Ma poi arrivò un settembre “terapeutico” che salvò ampiamente l’annata. Ne è venuto un vino più equilibrato rispetto a quello del 2015, con meno acidità e meno spigoli sopra le righe. Il 2016 è più rotondo, come si usa dire, e potrebbe dare il meglio di sé già tra pochi mesi. Anche nelle versioni barricate.

E qui c’è da fare un complimento, mediamente parlando, ai produttori del nostro Merlot. Finalmente sono quasi scomparsi i vini ticinesi infestati dal legno. Sembra smaltita l’ubriacatura da barrique, indotta, come sempre, dai “grandi esperti”, enologi e sommelier delle guide che fanno tendenza. Purtroppo però, a nostro modesto parere, sembra affacciarsi una nuova moda, quella dei vinoni sparati ad alte gradazioni alcoliche, sui 14 volumi e anche oltre, con aromi stramaturi. Stile Amaroni e Sforzati. Quando i nostri Merlot viaggiano bene sui 13 volumi: l’abilità sta nel cavarne il massimo, esaltando frutto e struttura senza, appunto, sforzarli troppo.

Qualche nota sparsa. Fa capolino, qua e là, l’uso delle anfore, ripescate dalla notte dei tempi, come anche del cosiddetto “uovo” in cemento. C’è chi sostiene che possano realmente giovare alla maturazione di certi vini. C’è anche però chi mette in guardia dal loro uso esagerato e indiscriminato, con troppa ossidazione e conseguente perdita di longevità.

Il clima, un tema che oggi non può mancare. Com’è come non è, sta di fatto che si comincia a coltivare la vite sempre più a nord, fino ai Paesi scandinavi. Ma quel che ci tocca da vicino è che i vini della Svizzera tedesca, zurighesi per esempio, stanno nettamente migliorando in qualità, come si rileva nei concorsi svizzeri. Leggi: nuovi concorrenti alle porte, sia per noi che, soprattutto, per i Pinot della Svizzera romanda.